TERAPIA BREVE STRATEGICA

Nel 1987 Giorgio Nardone fonda il Centro di Terapia Strategica ad Arezzo insieme a Paul Watzlawick, uno dei più grandi teorici della comunicazione e della psicoterapia sistemica. Questa collaborazione ha dato vita ad un approccio terapeutico innovativo che combina le teorie della comunicazione con tecniche di intervento rapido ed efficace per risolvere problemi psicologici complessi in tempi brevi.

Un’influenza significativa sulla Terapia Breve Strategica è venuta inoltre dai lavori di Milton H. Erickson, un pioniere nel campo dell’ipnoterapia e della psicoterapia breve. Erickson era noto per il suo approccio non convenzionale alla terapia, basato sul’uso dell’ipnosi clinica e delle suggestioni indirette per promuovere il cambiamento terapeutico.

La Terapia Breve Strategica utilizza tecniche avanzate di comunicazione e interventi mirati che producono cambiamenti significativi e duraturi, rompendo i comportamenti disfunzionali e favorendo la costruzione di nuove soluzioni adattive.

La diffusione della Terapia Breve Strategica è stata notevole grazie anche alla pubblicazione di numerosi libri e articoli scientifici da parte di Nardone, che ha contribuito a far conoscere questo approccio a livello internazionale.

In seduta…

Nel dialogo con il paziente, indaghiamo il suo sistema percettivo-reattivo: come percepisce sé stesso e il mondo, da quale prospettiva lo sta guardando, come lo vede e vi reagisce. Parliamo di tentate soluzioni adottate per affrontare il problema: modalità di pensiero e comportamento spesso apprese poiché messe in atto in situazioni precedenti e risultate funzionali, ma che ora non sortiscono l’effetto desiderato, contribuendo, al contrario, a mantenere il problema. Di qui le indicazioni del terapeuta, esercizi di pensiero o comportamento prescritti tra una seduta e l’altra,
che guidano la persona a mettere un piede fuori dalla “prigione” costruita.

Se vuoi vedere, impara ad agire”

Heinz von Foerster

Il salto percettivo permette di uscire da una visione rigida della realtà e apre al paziente la possibilità di scenari nuovi, affrontabili con soluzioni funzionali. Dopo lo “sblocco” (prima fase della terapia), viene accompagnato nella costruzione del cambiamento (seconda e terza fase) fino al raggiungimento del nuovo equilibrio e al suo consolidamento (quarta ed ultima fase).